Shapeless Zine

element - psychophenomenon

L'importanza di certi album viene consolidata nel tempo, col passare degli anni, perché č piů facile rendersi conto di quanto abbiano influito nello sviluppo di determinate sonoritŕ oppure addirittura nella nascita di un genere. E questo č vero soprattutto se si sta parlando di un gruppo sconosciuto. E' il caso dei polacchi Element, giunti alla ribalta con il loro disco di debutto, "PsychoPhenomenon". Con quest'album, il quintetto ha dato ulteriore prova di quanto il death metal goda di ottima salute e possa spingersi lontano, e per questo si meritano l'appellativo di "Neo Death", coniato da loro stessi. Per ora possiamo soltanto intuire che, con questo disco, nuovi orizzonti possano in futuro schiudersi; vedremo se il tempo ci darŕ ragione.

Conclusa questa doverosa prefazione, andiamo a vedere chi sono esattamente gli Element. Il leader risponde al nome di Andi, cantante e bassista, che si avvale della collaborazione dei chitarristi Simon e Voitheq, del batterista Fil e del tastierista Matt, che in seguito ha abbandonato i compagni. Va sottolineato che l'etŕ media di questi ragazzi č di neanche 22 anni! Il gruppo č nato nel 2000 ed ha all'attivo, oltre a quest'album, anche due demo, ovvero "Dream In Black" (2000) e "Daemonopolis" (2001). Se il primo non č stato fatto circolare per la povertŕ della proposta e la bassa fedeltŕ di registrazione, il secondo ha permesso alla band di conoscere un discreto successo, forte della distribuzione ad opera della Apocalypse Production.

Avevo giŕ avuto modo di parlare degli Element in occasione dell'uscita della compilation "Death", ad opera della MetalRulez Productions. L'ottima impressione che avevano destato allora non viene smentita: anche sulla (relativamente) lunga distanza hanno dimostrato di sapersela cavare egregiamente, confezionando un album di assoluto rilievo. Si fanno portavoci di un death metal tendenzialmente avanguardistico, nel quale sperimentano l'uso delle tastiere in modi differenti, giocano con melodie struggenti e non tralasciano la velocitŕ, l'aggressivitŕ e l'imprevedibilitŕ tipiche del death. Nonostante ci sia un filo conduttore che le accomuna, le canzoni riescono ad essere assai diversificate proprio per l'abbonanza di soluzioni sperimentate dal gruppo. Talvolta vi sono evidenti riferimenti al black sinfonico, genere che aveva contraddistinto gli esordi del gruppo. La voce, in particolare, č impostata a metŕ tra black e death, soprattutto nelle frequenti parti in screaming. La sezione ritmica, inoltre, pur essendo tecnica ed articolata, si lancia spesso in blast-beat velocissimi tipici del black.

Subito dopo l'intro "The Star Unknown", gli Element iniziano a fare sul serio: "Anothereality" č un pezzo veloce e diretto, caratterizzato da inserimenti tastieristici insoliti. Proprio questo elemento rende la canzone fredda, distante, clinica e futuristica, tanto da essere uno dei motivi di maggior interesse dell'intero lavoro.

"Sanctum" č il brano con cui il gruppo era apparso nella compilation "Death". Qui le tastiere richiamano a tratti i Sadist di "Tribe", altre volte sono usate in maniera opposta, per creare distorsioni dal sapore industriale. L'accostamento di atmosfere spettrali e metropolitane č stato ben studiato, riuscendo a non far stridere tra loro due elementi cosě distanti. Si affaccia anche l'ombra dei Pestilence del periodo "Spheres", che si rifŕ viva a piů riprese nell'arco dell'album, in maniera piů o meno evidente.

"Efreet" č un brano assai diretto e granitico. Ancora una volta la struttura alterna riff death ed altri piů votati al black. Sono presenti delle voci pulite sovrapposte allo screaming; non mancano tastiere orchestrali, cui fanno seguito degli assoli velocissimi e schizzati, prima del finale nuovamente martellante.

La title-track č l'unico episodio del disco interamente basato su ritmiche lente e melodie struggenti. L'atmosfera č cupa, ora sinistra, ora malinconica, mentre l'incedere, sofferto, č vivacizzato da alcune varianti nelle pause della strofa. In questo caso č proprio la melodia a farla da padrona. Anche se la struttura del brano č piuttosto semplice, se confrontato con gli altri, neppure questo appare monotono.

Con "Sabre" torniamo ad esplorare lidi piů violenti, nonostante le spettacolari melodie ricreate dalle tastiere la facciano da padrone a piů riprese, rendendo la canzone una delle migliori dell'intero lavoro.

Sorprendentemente č un cantato pulito a guidare buona parte di "Zaelot". Andi riesce a modulare la sua voce in maniera ottimale e trasmettere emozioni forti ed intense. Ancora una volta tornano ad affacciarsi i Pestilence, in momenti soavi supportati da una batteria spesso in controtempo.

La conclusiva "Daemonopolis 2002" č forse la canzone nel complesso piů diretta e veloce dell'intero lavoro. Si tratta di un vecchio brano, giŕ apparso sul precedente demo; il genere č assai vicino al black sinfonico: i riff sono abbastanza lineari, non particolarmente elaborati, e lo stesso vale per la struttura. Per questo motivo, rispetto alle altre, manca leggermente di imprevedibilitŕ.

Registrazione e produzione sono all'altezza ma non perfette, e lo stesso vale per l'esecuzione: ciascun musicista ha dimostrato notevoli doti tecniche ed una spiccata personalitŕ, anche se nel complesso si puň notare qualche leggera sbavatura qua e lŕ. Il risultato finale, comunque, non risente di queste imperfezioni, che passano in secondo piano.

"PsychoPhenomenon" č un album notevole, consigliatissimo agli amanti del death tecnico e della musica estrema in generale, in particolare a chi non disdegna la sperimentazione. Alcuni passaggi vi cattureranno giŕ al primo ascolto, altri necessitano di piů tempo per essere assimilati, ma alla fine vi entreranno nelle ossa. Ormai questo CD l'ho ascoltato decine di volte e continua a piacermi dannatamente, anche se non mi ha dato l'impressione di un prodotto impeccabile. Ha dalla sua canzoni di ottimo livello e, non da meno, una massiccia dose di personalitŕ e originalitŕ (il che non č cosě frequente), tuttavia, secondo me, alcune parti, anche se non stonano, potevano essere lavorate meglio. Arriva ad un passo dall'essere un album definitivo, un capolavoro. Vista la giovane etŕ del gruppo, rimane comunque un lavoro di tutto rispetto, assolutamente sopra la media.

Questi quattro ragazzi hanno tutto il tempo per maturare e migliorarsi ulteriormente. Vedremo cosa combineranno in futuro: a detta di Andi, il nuovo materiale sarŕ molto diverso da quanto fatto finora. Non resta che attendere: intanto godiamoci "PsychoPhenomenon".

Vote: 9

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